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Domenica 24 marzo ore 19:00 VIA CRUCIS VIVENTE

Via Crucis “non piangete per me”

† Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.     Amen.
Spirito Santo, scendi su di noi, donaci una conoscenza profonda della passione del nostro unico Maestro e Signore. Illumina la nostra mente per comprendere la verità del suo amore per noi; sostieni con forza i nostri passi nel cammino della vita perché non vacillino sotto il peso della fatica e della disperazione; risana i nostri affetti disordinati per fissare i nostri sguardi solo su ciò che conta veramente: Gesù Cristo nostro Signore morto e risorto per tutti noi.
† preghiamo
O Padre, che hai risanato l’uomo con il sangue prezioso del tuo amatissimo Figlio, concedi a noi, che riponiamo solo in te la nostra fiducia, di essere liberati dal male che ci assedia e di veder sanate le nostre ferite con il balsamo del tuo Santo Spirito. Te lo chiediamo nel Nome del Tuo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, che è Dio e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli.    Amen.

PRIMA STAZIONE – GESÙ È CONDANNATO A MORTE
dal vangelo secondo Matteo
E Pilato uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:
  «lo non trovo in lui nessuna colpa. Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere Gesù e disse:  «Ecco l’uomo!».  Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!» .Pilato, presa dell’acqua si lavò le mani davanti alla folla che gridava:  “Crocifiggilo, crocifiggilo!!” e disse “lo non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi”.  Rilasciò a loro Barabba e consegnò Gesù ai soldati perché fosse crocifisso e lo condussero via».
MEDITAZIONE
Io, il Signore della vita, sono condannato a morte. Io, che ero nel seno del Padre quando nelle narici dell’uomo fu soffiata la vita, dovrò essere privato della vita stessa. Eppure, vi dico: non piangete per me, poiché nulla contro di me poté la sentenza di Pilato! Sono risorto e vivo nella gloria!

Piangete piuttosto per i tanti condannati a morte dei vostri giorni. Il processo di Pilato non è ancora finito. Uomini e donne, ogni giorno, sono condannati alla pena capitale. Ancora oggi l’uomo si sente in diritto di sentenziare sulla vita di un altro uomo, fino a chiederne la morte. Tutto in nome della giustizia! La conosco bene la vostra giustizia! In nome di quella giustizia sono finito in croce. Tuttavia, non lasciai ai vostri tribunali l’ultima parola. Dopo la risurrezione, non pretesi vendetta per il tradimento, per la mia morte innocente, ma vi salutai dicendo: “Pace a voi!”.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, Signore.
– Nell’ora della prova. R.  – Per coloro che soffrono ingiustizie. R.  – Per i condannati a morte.  R.

SECONDA STAZIONE – GESÙ È CARICATO DELLA CROCE 
Dal vangelo secondo Giovanni (19, 16-19)
Pilato lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Ed essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”.
MEDITAZIONE
Nei miei lunghi viaggi ho scalato alture ben più ripide del Gòlgota. Il mio piede era educato alla strada e sicuro il mio passo. Eppure, come fu dura salire quella collina con la croce in spalla! Eppure vi dico, non piangete per me, che dopo la risurrezione son salito ben più su del Gòlgota! Piangete per le tante persone con disabilità, per i quali anche il gradino di un marciapiedi è un ostacolo insormontabile. Ancora oggi, per troppi, ci sono croci da portare. Non piangere la mia croce e il mio Calvario. Ora sono qui, non mi vedi? Nelle tante disabilità mi preparo a scalare un nuovo Gòlgota.
† Preghiamo insieme e diciamo:
 Donaci coraggio, Signore.
– Quando la croce diventa pesante da portare. R.  – Quando la speranza sembra svanire. R.

TERZA STAZIONE – LA PRIMA CADUTA
Dal vangelo secondo Matteo (13,3-9)
«Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
MEDITAZIONE
Non piangete per me che cado! Cado come cade un seme. Cado per morire, sì, ma porterò frutto. E nel cadere benedissi la terra che sostenne il mio ginocchio. Non piangete la mia caduta, che non è per la morte, ma per la vita. Caddi tra voi, nella terra arida del vostro cuore, ma portai frutto, un frutto che vinse spine, corvi e sole ardente. Il mio seme è più forte delle vostre resistenze. Non c’è terra cattiva che Io non possa dissodare. Eppure, quanti ogni giorno cadono con la morte nel cuore! Quanti non riescono a rialzarsi a causa di una profonda tristezza, che è carica di morte, una tristezza che non permette di mettere radici e portare frutto. Quante malattie del cuore attanagliano l’umanità sofferente! Cada nel cuore di ciascuno di voi il seme della mia parola e porti frutto in abbondanza. Sono qui, non mi vedete? Ho un dolore del cuore che nessuno può vedere.
† Preghiamo insieme e diciamo:  Sostienici, Signore.
–  Nella debolezza. R.   – Quando sopraggiunge lo sconforto.  R.

QUARTA STAZIONE – GESÙ INCONTRA SUA MADRE
Dal vangelo secondo Giovanni (16,20-23)
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
MEDITAZIONE
 Non piangete per mia madre,
che da lì a poco ritroverò per sempre. Ella è con me nella gloria. Piangete le maternità negate, impossibili, ferite. Piangete con le sterili, senza preoccuparsi solo di ciò che è lecito o non lecito fare, ma guardando all’immenso dolore che segna la vita di una donna. Piangete per le madri che hanno abortito e, oltre una riflessione di ordine morale, cercate di portare consolazione nella loro sofferenza, non confondendo il peccato con il peccatore. Non spetta a voi il giudizio. Voi non potete leggere l’abisso celato nel profondo di ogni cuore, di ogni dolore. Piangete per le madri cui ogni giorno muoiono i figli per la fame, le malattie, la droga, la tratta. Non la vedete mia madre? Eppure è lì! Al largo delle coste che grida da un barcone: “Dov’è il mio bambino?”.
Ripetiamo insieme:
Con Maria guidaci alla pace
–  In questo tempo lacerato da guerre, violenza e odio.  R.   – Nella nostra quotidianità R.

QUINTA STAZIONE – GESÙ AIUTATO DA SIMONE DI CIRENE
Dal vangelo secondo Marco (15, 20-23)
“Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Golgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese”.

MEDITAZIONE
Non piangete per me, che sulla via del dolore ebbi la consolazione di una spalla amica che portasse la croce. 

Piangete per quanti, invece, nella loro sofferenza non trovano alcun conforto. Piangete per gli anziani abbandonati, che non hanno un Cireneo a consolarli. Piangete per quanti muoiono nella solitudine, senza una mano amica che possa alleviare la fatica con una carezza.
Piangete per quanti oggi si toglieranno la vita nel buio di una stanza, senza un amico che possa fermarli, una parola che possa confortarli. Prima di ogni giudizio, abbiate il coraggio di piangere per la profonda solitudine che affligge il cuore di uomini e donne di ogni tempo. Non mi vedete?
Ripetiamo insieme: Aiutaci, Signore. 
–  A condividere le sofferenze altrui.  R.  –  A non rimanere insensibili davanti al dolore del prossimo.R.

SESTA STAZIONE – LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESÙ
Dal libro del profeta Isaia (50,6-7)
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso.

MEDITAZIONE
Non piangete per me, il cui volto insanguinato sarà deterso dalle donne e unto per la sepoltura.

Piangete per i tanti volti sporchi che incontrate per strada: il mendicante, il senzatetto, l’immigrato, il rom…  volti per cui in pochi provano compassione, volti che in alcuni generano disgusto, disapprovazione. Mentre inseguite le facce pulite, non dimenticate che sono qui, dietro a quel volto sporco davanti al quale passate con indifferenza. Non mi vedete? Sono qui! Non guardate all’immagine dipinta sulla tela! Sono la bellezza di due grossi occhi incastonati in un volto lurido.
Ripetiamo insieme
: Consola, Signore.
– I tanti volti lacrimanti.  R. – Tutte le esistenze travagliate.R.

SETTIMA STAZIONE – LA SECONDA CADUTA
dal salmo 118
La mia vita è incollata alla polvere: | fammi vivere secondo la tua parola. | Ti ho manifestato le mie vie | e tu mi hai risposto; | insegnami i tuoi decreti. | Fammi conoscere la via dei tuoi precetti | e mediterò le tue meraviglie. | Io piango lacrime di tristezza; | fammi rialzare secondo la tua parola. | Tieni lontana da me la via della menzogna, | donami la grazia della tua legge.

MEDITAZIONE
Mi rialzo ancora, non temete! Ma nel vedermi cadere di nuovo, non dimenticate che tutti possono ricadere. Non piangete per me, dunque, che mi sono rialzato per sempre! Piangete per quanti cadono e ricadono, per quelli che sono afflitti da ogni sorta di dipendenza, per quanti sembrerebbero non trovare pace. Abbiate pietà delle ricadute! Non provate disgusto per chi ricade, ma abbiate la forza di essere lì a rialzarlo. Non siete voi i giudici. Ci sono propositi nascosti nel cuore di ogni uomo che spesso stentano a realizzarsi. Fin lì arriva il mio sguardo, laddove voi non potete vedere, non riuscite a scrutare. Non mi vedete? Eppure sono qui! Sono il tossicodipendente che ricade nel baratro della droga.

Ripetiamo insieme:  Con il tuo sguardo misericordioso, guariscici o Signore.
Nelle nostre incredulità e diffidenze. R.       – Da ogni male e sofferenza. R.

OTTAVA STAZIONE – GESÙ INCONTRA LE PIE DONNE
Dal vangelo secondo Luca (23,27-28)
Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli”.

MEDITAZIONE
Non piangete su di me, che sono stato uomo! Nonostante tutto, sono stato uomo in un mondo di uomini. Sono stato libero! Piangete per le donne, piuttosto, donne di ogni età e colore, religione, lingua e tradizione. Piangete per le donne che sono vittime di abusi, violenze, discriminazioni, finanche nella mia Chiesa. Eppure, proprio alle donne volli trasmettere l’annuncio della risurrezione. A chi altri, se non ad una donna, portatrice eminente di vita, avrei potuto affidare un vangelo di vita nuova?! Dopo duemila anni la mia parola risuona ancora di bocca in bocca grazie al loro incontenibile zelo e, ahimè, dopo duemila anni le loro voci sono ancora troppo spesso zittite, malviste, oggetto di incredulità e perplessità. Non piangete per me, che ho parlato da uomo libero in un mondo di uomini! Piangete piuttosto per loro! Ma come, non mi vedete?! Sono qui! Sono voce di donna in un mondo di uomini.

Ripetiamo insieme: Abbi pietà, o Signore.
 –  Per le tante discriminazioni.  R.   – Di tutti noi peccatori. R.

NONA STAZIONE – LA TERZA CADUTA
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (2,1-2)
Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

MEDITAZIONE
Non piangete per me, io ce l’ho fatta!

Piangete per chi sembrerebbe non farcela, per chi non riesce a rialzarsi. Piangete per gli sconfitti della vita! Troppo spesso spaventate i fratelli e sorelle con promesse di ricompense o condanne, parlando di giudizi e pene. Ma quanti scelgono realmente il dolore che si trovano a vivere? Quanti hanno davvero la possibilità di uscire fuori dal baratro di peccato e sofferenza nel quale sono caduti, ricaduti e caduti ancora? Per loro basti il mio sangue, per loro sia speranza la mia risurrezione. Perché, alla fine di questa vita, amici miei, ci sarà ad accogliervi il mio sguardo e, con la tenerezza di chi conosce il dolore, dirò a ciascuno di voi: “Vieni, siediti qui! Riposa un po’!”. Per quanto sia stata dura la salita e per quante siano state le cadute, ci sarò io! Non temete! Sono qui, non mi vedete? Mi sono fatto perdente con i perdenti!
Ripetiamo insieme: Fa che impariamo a non voltarti le spalle, Signore.
–   Quando abbiamo la tentazione di allontanarci da te. R.  – Quando siamo delusi da tutto e da tutti.  R.

DECIMA STAZIONE – GESÙ SPOGLIATO DELLE VESTI
Dal vangelo secondo Giovanni (19,23-24)
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato -, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. E i soldati fecero così.

MEDITAZIONE
Non piangete per me! Mi hanno spogliato delle vesti, ma sono stato rivestito di gloria. Piangete per quanti ogni giorno sono spogliati contro la loro volontà. Piangete per i bambini vittime di abusi, piangete per le donne stuprate. Abbiate la forza di riconoscermi nella loro carne lacerata. Piangete per quanti in una nudità imposta vedono svilita la loro dignità. Piangete per i detenuti nei vari campi di concentramento, da Auschwitz fino a i campi di detenzione in Libia. Piangete per quanti provano imbarazzo per la propria nudità, per quanti vivono con dolore la propria fisicità, provando disgusto per il corpo che hanno. Non giudicate, non spetta a voi. Sono qui, non mi vedete? Accoglietemi ed amatemi anche nella carne di ogni vostro fratello e di ogni vostra sorella, sono nelle tante nudità violentate, imposte, non accettate.

Ripetiamo insieme: Liberaci, o Signore.
 – Da ciò che ci tiene lontani da te. R.   –  Da un cuore chiuso e insensibile. R.

UNDICESIMA STAZIONE – GESÙ È INCHIODATO ALLA CROCE
Dal vangelo secondo Luca (23,33 ss)
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

MEDITAZIONE
Il chiodo non fermò la mia mano, né poté trattenere il mio piede. Quanta strada ho fatto dalla croce ad oggi! Non piangete per me!
I chiodi non mi hanno fermato. Piangete per quanti sono ancora inchiodati ad una croce, per quanti il pregiudizio e lo stigma sociale continuano a consegnare al pubblico ludibrio. Piangete per quanti, ancora oggi, sono condannati dalla società, per i più deboli, i più esposti, senza giudizio, ma con misericordia.     Prima di dire all’adultera “va’ e non peccare più”, mi assicurai che nessuno potesse farle del male, mi curai di togliere la pietra dalle mani dei suoi accusatori. Siete sicuri di fare altrettanto con le diversità dei vostri fratelli e sorelle? Differenze di colore, cultura, religione, orientamento sessuale non divengano per voi motivo d’odio! Non vi è bastata la mia croce, perché dobbiate crearne di nuove? Non mi vedete? Eppure sono qui, ancora crocifisso nelle diversità non accettate, non volute, non amate.

 Ripetiamo insieme: Abbi pietà, Signore.
 – Dei perseguitati e degli innocenti. R.      – Di chi cerca un luogo sicuro per vivere.  R.

DODICESIMA STAZIONE – GESÙ MUORE IN CROCE
Dal vangelo secondo Luca (23,44-46)
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò.

MEDITAZIONE
Appeso alla croce ho resistito finché ho potuto. Mi era cara la vita, ma, quando le gambe hanno ceduto, mi è mancato il fiato, mi è venuto meno il respiro. È terribile sentirsi mancare il respiro. Eppure, non piangete per me! Dal mio ultimo fiato nacque vita in abbondanza. In quell’ultima doglia tra sangue e acqua generai dal costato trafitto la chiesa.

Piangete, piuttosto, per le vittime della fame e della guerra, per cui bambini, uomini e donne continuano a morire come me sulla croce. Ed io con loro torno a morire. Nel dolore sono con voi, non contro di voi. Piangete per i crocifissi nei letti degli ospedali! Nel piangere, però, non piangete solo i vostri cari, ma tutti. Non manchino lacrime per i più poveri, per quanti hanno meno possibilità di accedere a terapie adeguate. Abbiate cura di tutti, sempre. Non mi vedete? Sono nella rianimazione di un ospedale a lottare per l’ultimo respiro.
Silenzio – ognuno prega personalmente.

TREDICESIMA STAZIONE – GESÙ È DEPOSTO DALLA CROCE
Dal vangelo secondo Giovanni (19,38)
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù

MEDITAZIONE
Il mio dolore è finito, non soffro più. Non piangete per me, perché nella mia morte ho trionfato: l’amore non muore! Hanno ucciso me, ma non uccisero l’amore. Per amore, infatti, non tenni nulla per me, neppure la mia vita. Nulla poterono contro questo mistero. Il vostro Dio, il Signore degli eserciti, si è lasciato vincere sulla croce, mostrandovi che l’unica vittoria che conti è un amore capace di consegnarsi senza remore, senza condizioni. E lì, ai piedi della croce, ho incontrato la bellezza di qualcuno che accogliesse questa mia consegna d’amore: il centurione, le donne, Giuseppe d’Arimatea… no, nulla del mio amore andò sprecato. Non piangete per me, dunque, ma piangete per quanti, pur amando, vedono rifiutato il loro amore. Piangete per gli amori feriti, per quanti amano in attesa di un contraccambio, per quanti a causa di un amore non ricambiato hanno cominciato ad odiare. Non mi vedete? Sono l’amore sofferente di chi consegna tutto senza essere accolto.

Ripetiamo insieme: Resta con noi, Signore.
 – Nei momenti bui della nostra esistenza. R.     – Nell’ora della sofferenza.  R.

QUATTORDICESIMA STAZIONE – GESÙ È SEPOLTO
Dal vangelo secondo Giovanni (19,39-40)
Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

MEDITAZIONE
Non piangete per me! A me è stata data una sepoltura. Oli aromatici ed un sepolcro nuovo non mi sono stati negati. Piangete, piuttosto, per i tanti uomini e donne che ancora oggi muoiono senza il diritto ad una sepoltura. Dalle acque del grembo fino alle acque del mare migliaia di fratelli e sorelle muoiono senza un volto, senza nome. Per loro non c’è cura. Fino alla fine restano non amati. Non mi vedete? Giace il mio corpo sul fondo del Mediterraneo.

†  Ripetiamo insieme: Insegnaci a ripartire con te, o Signore.
 – Dopo le nostre cadute personali e comunitarie  R.     – Dopo i momenti di debolezza e sconforto. R.     –  Dopo ogni occasione di peccato.   R.   –Nonostante tutta la nostra miseria. R.

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